La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

….dal letame nascono i fior. Cantava Fabrizio De Andrè. Non c’è forse bisogno di scomodare uno dei sommi poeti per provare a fotografare con un pizzico di ottimismo (usare la parola positività non mi pare proprio il caso) il momento che viviamo. Del resto questa situazione di emergenza ormai c’è (da mesi) e possiamo solo provare a governarla. Trasformando, appunto, il passato come fosse stato una “comfort zone” dalla quale, per forza di cose, siamo dovuti uscire.

Anche perché, a volte, i “diamanti” dei quali ci vantiamo non sono così splendenti. E forse diventa perfino giusto buttarli nella melma e ripartire. Di certo così ha fatto il Siena, che in una settimana ha compiuto una vera e propria rivoluzione, rivoltando come un guanto società e guida tecnica. Lo avevamo scritto: era l’unica via per provare a inseguire ancora l’obiettivo stagionale, con tutte le difficoltà del caso. Evidentemente si è preferito estirpare del tutto radici (leggi Gevorkyan) che non stavano attecchendo come si prevedeva. Meglio tardi che mai? Di fatto un mezzo miracolo c’è già stato: un ritrovato entusiasmo e una ritrovata positività (l’ho detto) attorno alla squadra, rinforzato dai possibili nuovi arrivi (Guberti e D’Iglio, più un attaccante).

In questi giorni è stata varata un’altra fase della campagna di vaccinazione. Altro passo in avanti verso la fine del tunnel, anche se, probabilmente, dovremo abituarci a passare da un colore all’altro, come fatto nelle ultime ore. E farlo senza buon senso, perché diventa difficile comprendere come non “regalare” altre 24 ore di giallo ai ristoranti e agli esercizi di somministrazione: il 14 febbraio sarebbe stata solo una piccola boccata d’ossigeno? Certo, ma andatelo a dire a chi da mesi fa avanti e indietro fra aperture e chiusure, fra asporto e consegne a domicilio, fra pranzi e distanziamenti. Come sottolineato altre volte, inutile girarci troppo intorno: la normalità verrà (ri)conquistata solo con il “combinato disposto” farmaco e vaccino.

Chiudo con una chiosa. In settimana abbiamo intervistato una psicologa per provare a capire e a leggere meglio le problematiche giovanili legate al periodo Covid, con lockdown, coprifuoco, dad, movida, malamovida, annessi e connessi. Come sempre non pretendiamo di avere la verità in tasca, solo proviamo a offrire chiavi di lettura per aiutare a comprendere meglio la realtà, avvalendoci del parere di persone competenti e dal comprovato curriculum. Alcuni questa realtà preferiscono trasformarla in verità, la propria, alla quale evidentemente si specchiano tutte le mattine (forse per celare il proprio volto) e sentono perfino il bisogno di latrarla al resto del mondo attraverso qualche abbaio nei commenti su Facebook. Non se sentiamo il bisogno, grazie, perché quei commenti odorano della sostanza da cui nascono i fior; ma meno nobile, perché da quelle parole, spesso sgrammaticate, nasce la stessa cosa che nasce dai diamanti. Il niente.

Buona domenica

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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