La rubrica settimanale di Alessandro Lorenzini

Gli hub per la vaccinazione di massa, come il PalaGiannelli o la discoteca Papillon a Monteroni d’Arbia, sono statui “prenotati” dalle autorità sanitarie almeno fino al prossimo settembre. La matematica non è un’opinione, come si suol dire. Evidentemente, a meno di una crescita impressionante della fornitura di dosi dei vaccini, la campagna non terminerà prima di fine estate prossima. E, altrettanto evidentemente, dovremo convivere con il virus ancora per i prossimi sei mesi, come minimo.

Da una parte, quindi, c’è la necessità di continuare e, possibilmente migliorare, tale convivenza con questo virus. Significa avere il giusto atteggiamento nell’applicazione dei protocolli che sono stati stilati, che ormai conosciamo a memoria: mascherine, gel, niente assembramenti e comportamenti a rischio. Per quanto possibile.

Dall’altra i nuovi governanti, appoggiati (più o meno) da tutto l’arco parlamentare (escludiamo per dover di cronaca Fdi e dissidenti vari), per riuscire davvero a fare il salto di qualità rispetto al precedente esecutivo, dovranno introdurre un termine fin qui, almeno a mio parere, poco utilizzato: programmazione. Ci vorrebbe un miracolo per pensare di debellare il virus in quindici giorni, quindi sarebbe il caso di evitare di guardare da qui a quindici giorni, ma stilare una tabella di interventi, aiuti, provvedimenti, almeno a sei mesi. Perché altrimenti, ancora una volta, tempi sanitari e tempi della politica (leggi: burocratici) pur conosciuti, andrebbero di passo diverso. “Il virus detta le regole, non viceversa” insistono i virologi. Nulla da obiettare, il problema è che queste regole ormai sono conosciute, ma la politica non è ancora riuscita ad adeguarsi.

Siena e il territorio stanno vivendo giorni complicati, vista la recrudescenza (prevedibile anch’essa) del virus, con le varianti e i contagi scolastici. Dopo Sarteano e Chiusi, al via gli screening anche a Monteroni d’Arbia, mentre la Valdelsa continua a essere in sofferenza e anche il capoluogo vive una situazione non semplicissima. Non resta che adeguarci, senza allarmismi e senza strepitii social su assembramenti e controlli, su negazionismi e talebani del virus. Se alla politica è mancata la programmazione, ai cittadini, troppo spesso, è mancato l’equilibrio. Di giudizio, di valutazione: basta guardare a come viene analizzata la “movida” o presunta tale, con giudizi trancianti su quello che si deve o non si deve fare, spesso dagli altari di soloni che, chiusi nelle loro abitazioni, possono tranquillamente godere di stipendi sicuri o pensioni vitalizie.

La realtà è sempre più complessa, sfaccettata, ben più complicata da analizzare che con una semplice fotografia da commento social, come se questa fosse una pennellata superficiale sulle nostre vite, nel tentativo di dipingerle come vogliamo o, peggio, di colorale secondo quella che è la nostra “verità”. Anche questa potrebbe essere una lezione del Covid. Non fermarsi alla superficie nei giudizi o nei pre-giudizi: purtroppo, però, questo vizio c’era anche prima, purtroppo ci sarà anche dopo.

Buona domenica

eliofanali.wordpress.com

Da bambino c’è chi sogna di fare l’astronauta, il calciatore, il pompiere. Io sognavo di fare il giornalista, forse influenzato dalle mie letture, dalle mie canzoni, da qualche film visto al cinema o in tv. Fra mille difficoltà sto provando a portare avanti il mio sogno, con trasparenza e umiltà, mettendoci la faccia (e la firma). Sono nato e vivo a Siena, in una città problematica, ma magica, che ti scaccia e ti abbraccia, che ti allontana e ti spinge a tornare, come una sorta di elastico, in un legame comunque inscindibile per sempre.

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